"Vedova Allegra" di Franz Lehàr, operetta simbolo della Belle èpoque
mercoledì 08 agosto 2012

"Vedova Allegra" di Franz Lehàr, operetta simbolo della Belle Èpoque

Con il suo fascino intramontabile, la  "Vedova Allegra" di Franz Lehàr è da sempre l'operetta-simbolo della Belle Èpoque. La prima mondiale ebbe luogo a Vienna nel 1905 e portò l'autore al grande successo. Questo titolo ha attraversato tutto un secolo di cambiamenti profondi, eppure il suo successo non è mai tramontato. Basti pensare a tutt'oggi è uno dei titoli più rappresentati nelle stagioni teatrali di tutto il mondo.

Grande è l'erotismo della musica e  la sensualità che intride il canto, elemento chiave della fortuna di questa commedia musicale. Un lungo percorso storico segna a Trieste la presenza di questo titolo dal fascino  particolare, per la grande fortuna che ha avuto nella città, dove al teatro "Filodrammatico" ha vissuto la propria "prima" italiana  diretta dall'autore. La Vedova Allegra, l'operetta più nota e più rappresentata, non è altro che un'ironica e divertita messa in scena, di sentimenti comuni a tutti, seguendo la vicenda del classico amore ostacolato, che alla fine riesce a trionfare, mentre gli si affiancano, a intrigare la vicenda, altri amori più o meno clandestini; il tutto condito da una buona dose di comiche situazioni dove l'equivoco  o il doppio senso regnano sovrani.

L'intreccio sentimentale, si basa su una serie di dubbi che coinvolgono tutti i personaggi con scambi di coppie, promesse, sospetti e rivelazioni. Ambientata a Parigi, parla del tentativo dell'ambasciatrice Pontevedrina di far sposare la ricca vedova Hanna Glavari con il conte Danilo, sua antica fiamma. Nel frattempo si sviluppa il triangolo amoroso tra il Barone Mirko, sua moglie Valencienne e Camille de Rossillon. Hanna Glavari è rimasta presto vedova del ricchissimo banchiere di corte del piccolo stato di Pontevedro; un suo matrimonio con uno straniero provocherebbe la fuoriuscita dei milioni di dote della signora e il collasso delle casse statali. La vedova è ora a Parigi e il sovrano di Pontevedro incarica il proprio ambasciatore a Parigi, barone Zeta, di trovarle un marito pontevedrino. L'ambasciatore Zeta e il suo cancelliere Niegus, cercano un candidato e lo individuano nel conte Danilo Danilovich. Cogliendo l'occasione del compleanno del sovrano, il barone Zeta organizza una festa all'ambasciata, durante la quale, con Niegus, cerca di convincere Danilo a sposare la vedova. Hanna ama ancora Danilo.

Nel frattempo si intreccia la storia d'amore della moglie del barone Zeta, Valencienne, con il diplomatico francese Camille de Rossillon; durante un ballo in casa Glavari, i due si appartano nel padiglione; stanno quasi per essere scoperti dal barone Zeta, quando Niegus, riesce a far uscire per tempo Valencienne e a sostituirla con Hanna. Quando Hanna esce dal padiglione con Rossillon, sembra chiara la scelta del futuro marito: un parigino. Tutto sembra compromesso; Danilo è furioso e lascia la festa; Zeta non capisce se la moglie lo ha tradito o no. Ha luogo una nuova festa in casa Glavari con tema le atmosfere e i balli di Chez Maxim; Danilo si consola bevendo champagne e con le famose ballerine grisettes; Hanna gli spiega però che è stato Niegus a effettuare lo scambio di persona nel padiglione per salvare Valencienne. Dopo tante incomprensioni Danilo dichiara il proprio amore a Hanna, che annuncia il suo matrimonio con Danilo.

Io non so comporre ma la musica è nell'aria, tutto nel mondo è musica, le sue dolci note suonano perfino  nel silenzio. La realtà d'incanto diventa magicamente migliore quando si ascolta la musica, che  è come il vento nell'aria: non la vedi ma la senti. I compositori, i musicisti, gli artisti hanno il grande dono di "vivere per sempre", le loro lacrime, i loro  sorrisi entrano nel cuore e camminano nel tempo per incontrarsi con la gente tra le strade della vita.

Antonella Gallicchio