Gezim Hajdari, la sua intensa poesia meglio rispecchia la sofferenza dell'Albania
venerd́ 01 novembre 2013

Gëzim Hajdari, la sua intensa poesia meglio rispecchia la sofferenza dell'Albania, di Antonella Gallicchio

"Essere poeta in Albania, in un paese piccolo ma di grandi tragedie, forse era più difficile che altrove, dove ad essere condannati erano non solo coloro che scrivevano, ma anche i loro libri e a volte le loro tombe", con queste parole Visar Zhiti, colui che con la sua storia e la sua poesia meglio rispecchia la sofferenza dell'Albania,  ci fa capire come gli intellettuali venivano chiusi e isolati dal resto del mondo.

La maggior parte dei poeti hanno trascorso tutta la loro esistenza artistica celebrando volontariamente o meno la dittatura, e lasciandoci perciò una poesia di basso profilo artistico. In Albania cominciava nel '41, con  la fondazione del Partito Comunista, il crimine più orribile del regime,  la repressione spirituale dei poeti, oltre alla  loro eliminazione fisica. Erano tempi in cui la bella terra di Albania uccideva la voce e la tradizione poetica dei suoi figli.
Sulle sofferenze fisiche e spirituali dei suoi predecessori e sulla propria vicenda umana si eleva la voce di Gezim Hajdari. Nasce ad Hajdaraj, nel 1957, nell'Albania  meridionale in una famiglia di ex proprietari terrieri, i cui beni sono stati confiscati durante la dittatura comunista di Enver Hoxha. Si è laureato in Lettere Albanesi all'Università "A. Xhuvani" di Elbasan e in Lettere Moderne a "La Sapienza" di Roma. Vive a Frosinone dal '93. Scrive in italiano e in albanese.
Con una poesia libera, tratta i temi dell'esilio, della solitudine e del viaggio: "Quanto siamo poveri. Io in Italia vivo alla giornata tu in Lushnje non riesci a bere un caffè nero la nostra colpa: amiamo la terra la nostra condanna: vivere soli divisi dall'acqua buia ritornerò in autunno come Costantino mentre sulle colline natali tu già hai raccolto l'origano da portare nella mia stanza ancora sgombra ora vivo al posto di me stesso lontano da un paese che divora i propri figli", ma anche dei suoi rapporti con le culture nelle quali si trova a vivere. Ha ricevuto numerosi premi italiani e internazionali, e le sue poesie sono tradotte in diverse lingue.
Nella sua poesia c'è molta Albania: "La mia poesia non è italiana, è un intreccio di culture. L'Albania fa parte di me perché fa parte del mio corpo, del mio cervello, della mia parola. Ma questo non dev'essere confuso con l'essere nazionalista. Io non sono un nazionalista, e non si deve essere nazionalisti. Noi siamo portatori della nostra cultura, ma dobbiamo riuscire a essere sia albanesi sia cittadini del mondo. Bisogna rispettare i nostri confini, la patria, ma bisogna anche superarli e oltrepassarli. Non entreremo a fare parte della grande famiglia europea solo come albanesi ma anche come cittadini del mondo".
Nell'inverno del 1991, Hajdari è tra i fondatori del Partito Democratico e del Partito Repubblicano nella città di Lushnje, partiti d'opposizione, e viene eletto segretario provinciale per i repubblicani nella suddetta città, nelle elezioni politiche del 1992, si presenta come candidato al parlamento nelle liste del PRA. Nel corso della sua intensa attività di esponente politico e di giornalista d'opposizione, ha denunciato pubblicamente e ripetutamente i crimini, gli abusi, la corruzione e le speculazioni della vecchia nomenclatura di Hoxha, per queste ragioni, a seguito di ripetute minacce subite, è stato costretto, nell'aprile del 1992, a fuggire dal proprio paese.
Hajdari scrive sia in albanese che in italiano, le sue poesie sono state tradotte in varie lingue e i punti principali sono il  viaggio ed elementi naturali come la pietra, la terra, il cielo: "...fuggo senza sosta nelle terre straniere e non trovo a chi consegnare il mio segreto d'uomo, vanno sul filo del disastro uomini e bestie finché raggiungono un territorio brullo senza infanzia". A tutti coloro che lo hanno definito il poeta migrante Hajdari risponde : "Tutti i grandi poeti sono stati dei migranti... perché liberandosi della nazionalità raggiungevano altre dimensioni, valori universali, altrimenti sarebbero rimasti provinciali''.
Considerato tra i maggiori poeti viventi, ha vinto numerosi premi letterari. Attualmente vive di conferenze e lezioni presso l'università in Italia e all'estero dove si studia la sua opera. Nella sua poesia la parola diviene canto che sopravvivrà nonostante tutto, mentre ogni altra cosa sarà sepolta dalla storia. La sua voce, la voce dei poeti vivrà nella memoria.

Antonella Gallicchio

Quelli che continuano a fuggire

Quelli che continuano a fuggire
nella neve
lasciando dietro le spalle
cieli rimpiccioliti, muri fragili
che tremano
sono in balia delle dimore ignote
se non delle pallide lune notturne
perché spinti a bruciare i ricordi
e a rinunciare alla nostalgia
e le ceneri dei morti, gli altari
che fine faranno?
volgetevi verso il richiamo, benedite
i fiori calpestati, l'acqua dei pozzi
che avete bevuto
vi saranno protettori durante l'esilio
intrapreso: fra selve incantevoli
e stagioni impietose.

GEZIM HAJDARI