Intervista a Salvatore Caputo, per due volte sindaco di Tursi
venerd́ 04 novembre 2011

INTERVISTA A SALVATORE CAPUTO, PER DUE VOLTE SINDACO DI TURSI, dal 1985 al 1987 e dal 2002 al 2007

Un accenno biografico.

Image Ho 63 anni, essendo nato nel 1948 a Tursi, dove vivo da sempre. Sposato, con due figli, entrambi laureati. Per quarant'anni ho fatto l'infermiere professionale nell'ospedale di Policoro, dove ho avuto il pregio di fare il primo ricovero. All'epoca suscitò scalpore la presenza di un infermiere a Tursi, ma oggi sono numerosi i colleghi, soprattutto giovani. Ci tengo a dire che, io ero un insegnante, ma in quegl'anni era difficile entrare nel mondo della scuola e quindi la professione di infermiere fu quasi un ripiego, che tuttavia mi ha dato tante soddisfazioni e gratificazioni. Da qualche anno sono in pensione.

Come è iniziata la sua carriera politica?

Parlare di carriera mi sembra eccessivo e mi viene quasi da sorridere, perché non credo sia giusto parlare di carrierismo. Penso che ognuno di noi, in un determinato memento della sua vita, si voglia mettere in discussione e dedicare un po' del suo tempo al bene della collettività. Quindi, penso sia più giusto parlare di parentesi che si dedica all'arte dell'amministrare una collettività. Tuttavia, io sono uno dei pochi che da oltre trent'anni ininterrottamente ha preso parte alla vita politica tursitana, offrendo la mia professionalità o la mia dedizione.

La mia esperienza è iniziata quasi per caso. Fui coinvolto dalla famiglia De Santis  a far parte del Psdi, il Partito Socialdemocratico, nel 1978, quando giovanissimo mi candidai, fui eletto e divenni subito assessore. Da qui iniziò il mio cammino, che ha avuto la sua quasi consacrazione con il terremoto del 1980. Proprio nella fase successiva al tragico evento mi misi in mostra per il mio dinamismo, e la cittadinanza ebbe modo di conoscere meglio la mia figura. In quell'anno divenni Presidente della Comunità Montana Basso Sinni e, se pur molto breve, fu anche quella un'esperienza esaltante. Ma l'amministrazione cadde e anch'io fui costretto a lasciare la Presidenza, perché il requisito essenziale era che a guidare l'ente comunitario fosse un consigliere comunale.

Questa avventura durò circa due anni ma poi dovetti lasciare. La mia fortuna politica posso dire che iniziò qui, visto che nella tornata elettorale successiva, fui rieletto raddoppiando i consensi, divenendo anche segretario del partito. Nel 1985 divenni sindaco per la prima volta, ma secondo un accordo che c'era tra la Dc ed il mio partito, la carica di sindaco andava divisa due anni per ciascuno e così nel 1987, passai la mano all'esponente democristiano. Il mio fu un mandato sorprendente, vista l'instabilità che caratterizzava i mandati in quegl'anni, causata anche del sistema proporzionale, perché fu tra i più duraturi e di questo ne sono fiero. Nel corso degl'anni che precedettero la mia seconda elezione a sindaco, continuai a fare il consigliere, il capogruppo e l'assessore in molte occasioni. Nel 2002 il sistema elettorale mutò da proporzionale a maggioritario e con l'elezione diretta del sindaco. Mi candidai e vinsi, allora ero in Forza Italia, al quale aderii dopo un periodo di riflessione dovuto alla crisi dei partiti dopo l'esplosione di ‘Tangentopoli'.

Portai a termine il mandato quinquennale, con risultati importanti e conservando un ricordo bello ed esaltante di quegli anni, anche perché la nostra era più di una coalizione politica, anzi, posso dire senza esagerare che eravamo una grande famiglia. Al termine dei cinque anni, non riuscii a riconfermami per una manciata di voti e feci il consigliere di minoranza fino alla caduta del mio successore avvenuta nel 2009. Nelle successive elezioni, non mi sono ricandidato, iniziando una nuova fase della mia vita, di politico ma non di amministratore, avendo avviato una parentesi di riflessione, dopo anni in prima linea.

Quali differenze ha notato tra il primo ed il secondo mandato?

Questa domanda è molto interessante e la prima cosa che mi viene subito in mente ricordare, è la differenza di elezione del sindaco, dal sistema proporzionale al maggioritario. Questo ha portato a una migliore stabilità dell'amministrazione, visto che gli equilibri in consiglio erano meno precari e meno influenzati dai partiti stessi. Inoltre, le responsabilità, soprattutto quelle amministrative, erano tutte del sindaco. Non a caso, nel corso di quei due anni, dal 1985 al 1987, trovai ed ebbi a mio carico circa venti processi penali, dai quali fui sempre assolto. Bastava poco per finire sotto processo: anche una delibera di giunta era sottoposta alla lente di controllo di organi superiori. La giunta comunale, inoltre, aveva poteri limitati. Erano sistemi diversi rispetto a quelli attuali, con maggiori controlli che tuttavia limitavano l'attività dell'amministrazione. Il sindaco aveva responsabilità dirette e rispondeva in prima persona, civilmente e penalmente davanti ai giudici.

Quali opere sono state realizzate durante i suoi due mandati?

Ricordo il primo discorso sul recupero del convento di San Francesco, sottoscrivendo una convenzione con l'allora rettore dell'Università degli studi  della Basilicata Cosimo Damiano Fonseca, per realizzare un centro studi sulla civiltà mediterranea. Inoltre, realizzammo l'attuale ufficio postale, senza dimenticare il fattore ambiente. Ricordo che appena insediato, al secondo giorno, ricevetti una comunicazione giudiziaria per la presenza di una discarica a cielo aperto nella strada che porta al cimitero. Nel mentre affrontai il processo, mi attivai affinché il nostro territorio fosse munito di una discarica a norma. Cosi, avendo la fortuna di essere amico fraterno del cav. Nicola Montesano, sinbdaco di Policoro, decidemmo di realizzare una discarica intercomunale nella cosiddetta Variante per la raccolta dei rifiuti.

Fui definito dall'opinione pubblica e dall'opposizione, il "sindaco della monnezza", ma nel frattempo avviai un progetto di compostaggio dei rifiuti, in modo che questi siano una risorsa e non un peso per la comunità. Resta un fatto però: per circa vent'anni Tursi ha usufruito di una discarica sua, che ha portato nelle casse comunali circa un miliardo e settecento milioni di lire annui. Quando ritornai ad amministrare nel 2002, mi ritrovai con un decreto della Regione Basilicata che mi chiudeva la discarica nell'estate dello stesso anno, a conferma di quello che scherzosamente definisco, ossia che io con i rifiuti non ho mai avuto fortuna. Ritornando alle opere realizzate nel corso dei due mandati, voglio ricordare l'individuazione sul finire degl'anni  '80, dell'area di realizzazione del nuovo campo sportivo, che poi io stesso ho inaugurato nel secondo mandato, dopo 17 anni.

Realizzammo la zona PIP, che sollevò anche delle polemiche e che io rimisi in sesto nel secondo mandato, riqualificando l'illuminazione stradale e la realizzazione dei primi capannoni industriali. Da sottolineare anche il fatto che, dopo anni, diedi l'incarico a un architetto per rimuovere il vincolo di posto in essere in Rabatana nel 1972, relativo al decreto di trasferimento dei rioni Petto e Rabatana, per ragioni di dissesto idrogeologico. Queste sono solo alcune delle cose che ho avuto il piacere di avviare o realizzare, senza dimenticare le opere di gestione ordinaria. Quello che io voglio mettere in evidenza, però, non è tanto quanto è stato realizzato in forma di opere pubbliche e materiali, quanto l'abilità di amministrare il quotidiano nella cittadinanza, senza dimenticare la qualità che viene offerta al cittadino, perché a mio parere, è più importante la qualità che la quantità che un'amministrazione sa dare alla collettività. La passione, l'impegno e la coscienza sono le cose più importanti.

Cosa ha lasciato il suo mandato alla collettività? Cambierebbe qualcosa nel suo operato?

Io non so cosa ha lasciato alla città, ma so cosa ho lasciato io e spero che l'opinione pubblica se ne renda conto, solo per una questione di gratificazione personale. Di una cosa sono certo: ho dato in questi anni impegno, pragmatismo, disponibilità, senza mai tradire il mio carattere, che è poi la rappresentazione di quello di ogni tursitano: irruento, sanguigno, impulsivo e con una grande voglia di fare. A tratti, come dice qualcuno, anche di strafare. Più che le opere mi interessa aver il segnale che il sindaco è un cittadino come gli altri e non un'entità superiore, qualcosa di lontano ed irraggiungibile. Del mio operato non cambierei nulla, quindi, anche perché con il senno di poi è troppo facile dire cosa era giusto o sbagliato fare. Alle volte, però, avrei voluto essere più furbo ed ipocrita, per evitare di mettermi contro tutto e tutti, ma non ci riesco. E di questo non sono affatto pentito, perché preferisco essere me stesso.

Quali sono le ragioni del suo percorso politico molto movimentato, visti i suoi trascorsi socialisti, in Forza Italia, nella Lega Nord ed ora nel Partito democratico?

Finalmente mi viene data la possibilità di chiarire questa fase della mia vita politica, che da molti è stata manipolata, scatenando troppe polemiche, troppi abusi e troppe falsità. Io sono stato sempre un socialista convinto, con gli ideali socialisti, con un orientamento politico stabile. Nel 1992, la bufera scatenata da Tangentopoli, portò alla cancellazione dei partiti di quegli anni e cosi mi ritrovai in una fase di riflessione, che venne attirata dalla scesa in campo di Silvio Berlusconi. Raccogliendo il malcontento degli ex socialisti e democristiani, egli fondò il suo partito dando un'impressione di cambiamento al quale io credetti. Cosi alla tornata elettorale del 2002 mi candidai sotto lo stemma di Forza Italia.

Tuttavia nel 2004 ci fu lo scandalo scorie, con l'individuazione del sito unico a Scanzano Jonico, firmato proprio dal governo Berlusconi. Quasi tradito, io come altri sindaci della zona appartenenti a Forza Italia ci siamo autosospesi dal partito in segno di protesta. Quando il decreto scorie è stato ritirato, mi ritrovai al centro di una disputa molto accesa, soprattutto dovuta al fatto che alle elezioni per il Parlamento, mi candidai con l'MPA, nonostante che tutti ricordino solo lo stemma leghista (MPA e Lega Nord si presentarono insieme, ndr), una nuova compagine politica facente capo a Raffaele Lombardo. Quello che sembrava essere un partito che voleva reincarnare gli ideali leghisti per favorire il nostro Sud, si rivelò un fuoco di paglia, fermatosi solo alla Sicilia.

Al contempo nacque il Partito Democratico ed io non rivedendomi più nella collocazione di Lombardo, mi candidai alle primarie del Pd e venni eletto. Questo è stato il mio iter, senza favoritismi e senza ricevere nulla in cambio. Anzi. Il fatto di essere stritolato nella morsa di destra e sinistra mi è costata la rielezione nel 2007 alla carica di sindaco.  Tuttavia, pur non condividendo appieno le strategie a livello nazionale, credo molto nel Partito Democratico, in quanto soggetto riformista ed innovatore, e spero di concludere la mia esistenza in esso. Quello che fa più male è che di trasformismi la politica è piena e i cambi di casacca sono all'ordine del giorno, senza che nessuno batta ciglio. A me personalmente, invece, è stato mosso un attacco duro ed ingiusto.

Si poteva fare di più per Tursi in questi anni?

Critiche non ne voglio fare a nessuno, perché siamo in un momento delicato e solo il tempo ci dirà cosa è stato giusto o sbagliato. Più che fare critiche, soprattutto in assenza del diretto interessato, non ha senso. Aspettiamo, lasciamo operare tutti e poi.... ai posteri l'ardua sentenza, come si dice.

Dopo i due incarichi amministrativi, lei si è quasi eclissato perché?

Non mi sono eclissato dalla vita politica. Sono un attivista del mio partito e sembrerà strano ma anche ora sto facendo politica, mentre converso con lei. C'è dunque una differenza tra amministrare e fare politica. Attualmente è vero che non amministro, ma manifestando il mio pensiero, faccio politica. Si può fare politica in mille modi diversi insomma. L'importante è sentirselo dentro e non improvvisare, come spesso accade oggi.

Per concludere, mi permetto di chiederle perché, molto spesso, nonostante quello che lei dice di aver ha fatto per la collettività, a nominarla sembra che si evochi "l'uomo nero della politica tursitana".

Quando si sta in mezzo alla gente, il sindaco si deve porre allo stesso livello di qualsiasi cittadino e, pertanto, se è palese mandarti a quel paese se necessario, io lo faccio senza remore. Perché ritengo che siamo tutti uguali, ma molti non la pensano cosi. Ma il problema sostanziale di tutto questo rancore, anche astio, non è solo nei miei confronti, ma verso ogni compaesano che cerca di fare qualcosa. Come dice un nostro vecchio detto: "da vivo non ti possono vedere, da morto ti piangono...".

 E' tipico, nel dna tursitano, che se viene nel nostro territorio o telefona a casa nostra il parlamentare, l'onorevole di turno, noi ci prostriamo al suo cospetto, mentre se la medesima iniziativa viene intrapresa da un concittadino, questi è vittima di indifferenza, quasi come se scocciasse, e l'invidia aggrava il tutto. Basti pensare che io ho subito addirittura un intero comizio per me denigratorio, il 13 luglio del 2008, in cui veniva insinuato che il sottoscritto avesse fatto il nababbo durante il suo mandato. Questi atteggiamenti, queste esternazioni, spingono l'opinione pubblica a formulare conclusioni che ben poco hanno di ortodosso e ammirevole.  Quindi, non è solo una questione mia, in quanto Salvatore Caputo, ma una situazione comune di qualsiasi tursitano che ha dedicato un pezzo della propria vita alla collettività.

Salvatore Cesareo