| Il poeta Mario Bruno Ciancia, versi genuini e una sensibilità atemporale |
| mercoledì 28 novembre 2012 | |
Il poeta Mario Bruno Ciancia, versi genuini e una sensibilità atemporale
Dal 1968, per lavoro si stabilisce
nella Germania Occidentale e ci resterà fino al 1975, quando decide di
ritornare nel paese d'origine, dopo una breve esperienza come saldatore a
Genova, nel 1972. A
Tursi gestisce in proprio e fino al 1989 un bar-trattoria. Intanto,
appassionato di boxe, nel 1986 si tessera alla Federazione Pugilistica
Italiana, diventa insegnante di Pugilato e come tale segue a Potenza diversi allievi.
Alla fine di settembre del 1989 ritenta l'esperienza tedesca, ma con una
diversa maturità di vita e di progetti, infatti, lega presto con un gruppo di musicisti,
per i quali comincia a scrivere i testi di alcune canzoni, eseguite da diversi
gruppi non soltanto italiani e trasmesse da emittenti radiotelevisive. Alcune composizioni
sono state pubblicate in Germania dalla casa editrice "Realis" e in Italia nella
raccolta "Voc' ‘nda P'trizze. Antologia di Poeti Tursitani", edita nel 2000 da
ArchiviA-Rotondella, curata dal poeta tursitano Rocco Campese.
Ciancia possiede una forza e serenità interiore che scaturiscono da un saldo ancoraggio ai valori universali della vita incarnati in un carattere lineare, spontaneo e bonario, tuttavia capace di grande reattività di fronte alle ingiustizie e oppressioni, corruzioni e intrighi, falsità e ipocrisia. Pur inserito nella rete della modernità e lavorativamente a contatto con il pubblico, continua a prediligere la semplicità dei rapporti, il rispetto dell'amicizia autentica, l'onestà di intenti, che traspaiono nella sua vena poetica, che è una idealizzazione immaginifica della vita vissuta, delle esperienze di crescita, rifuggendo il falso atteggiarsi. L'ispirazione diventa immagine extratemporale del proprio mondo idealizzato non senza amara conspevolezza dell'ansia di vita e del senso della perdita, dall'intimità familiare alla tipizzazione degli umili lavori rurali, dalla lontananza della dolce infanzia all'attuale condizione umana eterodiretta, che non completa quella intima e ne disperde i fondamentali valori morali e unitari. Il bilinguismo di Mario, lingua e dialetto, è coerente con il contenuto ambivalente scaturito dalla dualità delle esperienze e realtà vissute. Una condensazione dell'ispirazione che si apre ai sentimenti di fratellanza universali, pur nel travaglio dell'umana sofferenza, con lapidarie annotazioni sulla necessità di dover essere per realizzare un progetto, e con le ansie mai sopite derivanti dal senso dello sradicamento e dalla conservazione dei ricordi nella vivida memoria. L'utilizzo del materno dialetto, invece, agevola l'immagine e il ritmo dei versi, perfino nella punteggiatura che sembra far indulgere a una mitezza interiore dell'autore, per meditare sull'umana condizione di ieri e la spersonalizzazione dei rapporti e sul presente mercificato, tutti sentimenti genuini che si addicono a una personalità con i piedi nel presente e con una sensibilità fuori del tempo. Verdiana Verde Il senso della poesia di Mario Bruno Ciancia è ben reso da questo piccolo omaggio (avvertenza: le traduzioni dal dialetto sono quelle che lo stesso autore Mario Bruno Ciancia ha pubblicato, anche su facebook). MARE (Partecipazione al concorso "Bibliothek deutschsprachiger Gedichte" 2009; premiata e pubblicata nell'antologia <Augewählte Werke XII>) Predisposte le reti e alzati gli occhi al Cielo, antico segno di preghiera, il pescatore spinge la sua barca in mare, come carezzandola, poi vi salta su e s'avvia per la sua rotta.
Restano sulla riva le orme dei suoi nudi piedi conchiglie sbiadite dal sole e della barca il sabbioso solco.
La bianca scia s'allontana sempre più sfumata e all'orizzonte lontano dove al cielo il mar si fonde svanisce.
Mi sibila leggero il vento strane vecchie storie di gente partita e mai tornata e temo, e prego mentre per l'aria echeggia il verso del gabbiano.
Mare, oh mare! Or egli è nelle tue braccia.
LA CASETTASpesso mi ritorna alla mente la casetta di lá del torrente era assai piccola e bianca e la vita non era mai stanca.
D'intorno fioriva ogni cosa nell'aria c'era odore di pini.
Ci viveva zi' Nicola e Rosa coi due figli, allora bambini, che seguirono i loro destini lasciandosi dietro ogni cosa.
I due, rimasti soli per anni, soffrivano assenza e malanni
e stanchi d'attendere invano i figli partiti, troppo lontano, anch'essi partirono un giorno per un viaggio senza ritorno.
Ancor oggi, perita, non stanca la casetta assai piccola e bianca
non lungi dal cheto ruscello soffocata d'arbusti e da rovi accoglie ogni tipo d'augello che torni a far nido e ci covi.
Ridarle vorrei lo splendore del tempo in cui era una reggia e sentire che in essa l'amore rinato, per sempre vi echeggia.
U IARD'NÉR' ...Sì com' na f'rmicu'... Chi mov'mènd' andìch' e lent' d' ss' vrazz' mei' stanch' da matìna prèst', accrucchèt' sup' u sc'chìn', affìgn' a séra tard' sventr's' a tèrr' ch' ssa zapp' ca tant' ca ié lucent', par' d'argent.
Pó, ch' na pacienza grann' Pr'par's' i marrell' Ch' chiandè tant'cos' bèll'. Ma ch' ièt', a terr' o tu? Tu zapp's' e u sou' s' d'vert't' ndu cée; Mó t' fait' luc' sup' i cos' c_à chiandet' Po s'ammùc't' e t' fai't' u scur' Sup' i cos' c_a cògghi'
Traduzione: Il giardiniere: ...sei come una formica... Con i movimenti antichi e lenti delle tue braccia mai stanche dal mattino presto, incurvato sulla schiena, fino a tarda sera sventri la terra con la tua zappa ch'è lucente a sembrar d'argento.
Poi, con gran pazienza, prepari i lotti di terreno per piantare come sempre, tante cose belle. Ma chi è, la terra o tu?
Tu zappi ed il sole si diverte in cielo: ora ti fa luce sulle cose che hai piantato poi si nasconde e ti fa il buio sulle cose da raccogliere.
CHÌLLA SÈR' Fors' mò l' sacc' p'cché u munn' iér'(t') tant' cìtt' chìlla sèr' e 'ndì strét' non c'ér't' mangh' n'àn'ma dannét'.
Pur' a lun' 'ndu cèe ier'(t) trist' fors' avì(t') chiànt' come ttè.
T'nìs' na curt'llét' alu còr' p'cché nu figgh' du tùu' u iurn' apprèss' avìta part' Turs'cell' mèi'. Saarlouis 18.02.2000
IL VIGNAIUOLO Tra i filari della vigna nel settembre rituale a tagliar s'appresta l'umile vignaiuolo i grappoli maturi.
Con una mano carezza le perle bionde e nere mentre con l'altra attento il gambo taglia e con cura posa il frutto del suo sudor nei gran cesti in vimini disposti tra le viti dai pampini ormai rossicci.
Poi col suo asinello carico s'avvìa al paese e all'uno e all'altro fanciullo che segue in coda regala qualche chicco.
Nella cantina le botti e anche le barrique aspettano a bocc'aperta e a pancia asciutta il liquido di Bacco.
In esse il mosto brontolerà, si calmerà e allora, solo allora potrà chiamarsi vino ch'ei fiero gusterà.
COME UN AQUILONE(È stata musicata da Roland Kunz, in arte Orlando, con la sua Band, Die Unerlösten. Il CD è uscito in Germania nel 2000 ). Ora che t'ho detto la verità mi sento leggero come un aquilone.
Tu col filo nella mano mi lasci andare su e giù quando e come vuoi.
Lascia quel filo lasciami andare lasciami volare per l'azzurro cielo
e quando non più sentirò la tua presa scenderò leggero come una piuma mi poserò sulla tua piccina mano e se lo vorrai...stringimi forte a te.
L'ORTO DI MIO PADRE Un orto magico, lo vedevano tutti dove l'erba selvaggia non cresceva mai. Poco piú grande d'un palmo di mano ma c'era proprio tutto il bene di Dio.
Era pieno di odori, di ogni tipo e natura molte specie di fiori e tanta bella verdura ad occhio cresceva e quando pioveva là c'era il sole, si, pure quando pioveva.
In quell'orto mio padre passava il suo tempo piantando di tutto e cogliendo ogni cosa. Poi quando per lui il caldo era troppo all'ombra sedeva del pioppo argentino.
Con i vimini schelti, raccolti nel fiume intrecciava panieri d'ogni forma e misura e da un legno trovato, con gran maestria creava un arnese che poi regalava.
Ancora oggi la gente, del mio umile padre conserva i ricordi per bontà ch'egli aveva. Non ho la sua lena e quel magico orto diventato una selva, m'imprigiona la vita.
La ragazza camminava scalza ,
piangeva
le facevano male i piedini e piangeva
non possedeva scarpe ne soldi
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